Damien Hirst
Damien Hirst

Damien Hirst

Probabilmente il nome Damien Hirst vi dice qualcosa: Bristol, classe 1965, è uno dei più influenti e discussi artisti contemporanei. Ha cominciato a dominare la scena artistica britannica negli anni ’90, assieme al collettivo YBAs (Young British Artists) fortemente sponsorizzato da Charles Saatchi, il collezionista e imprenditore fondatore dell’agenzia pubblicitaria Saatchi & Saatchi. 
È un artista sicuramente poliedrico: mette al servizio la sperimentazione di tecniche e metodologie molto differenti tra loro per anatomizzare e sviscerare la sua poetica che, giusto per star sereni, è imperniata sull’impossibilità per un essere vivente di accettare la morte. 

Nel 2017 Palazzo Grassi e Punta della Dogana a Venezia hanno ospitato una stupefacente personale di Hirst, Treasures from the Wreck of the Unbelivable, curata da Elena Guena. Una mostra che ha registrato un numero di visitatori da record (circa 400.000). 
Negli anni precedenti Hirst aveva composto una serie di sculture realizzate con marmo, bronzo, cristallo e pietre dure, ma ha deciso di presentare questa collezione come un ritrovamento archeologico di inestimabile valore, in seguito alla scoperta di un tesoro andato perduto in mare. Addirittura, realizzando un mockumentary – film di finzione proposto secondo le regole stilistiche e formali di un documentario – sull’impresa di recupero del bottino, andato in onda su Netflix.
Non solo, ogni singolo pezzo presentava un dettagliato approfondimento storico e iconografico che avrebbe potuto sembrare perfettamente credibile,  non fosse per lo spuntare all’improvviso di sculture di Mickey Mouse. 

Sì, Topolino, avete letto bene.

Hirst deve essere una persona molto simpatica. 

La mostra racconta la storia dell’antico naufragio della grande nave ‘Unbelievable’ (Apistos il nome originale in greco antico) e ne espone il prezioso carico riscoperto: l’imponente collezione appartenuta al liberto Aulus Calidius Amotan, conosciuto come Cif Amotan II, destinata a un leggendario tempio dedicato al Dio Sole in oriente.
(da Treasures from the Wreck of Unbelivable, Palazzo Grassi | Punta della Dogana, 2017). 

Qui il video di presentazione della mostra (tra l’altro, un COMPLIMENTI sincero a Palazzo Grassi per la realizzazione di questo trailer).

L’8 giugno scorso la Galleria Borghese a Roma ha inaugurato una nuova mostra di Damien Hirst, a cura di Anna Coliva e Mario Codognato, e con il supporto di Prada. Sono esposte, oltre ad alcuni suoi dipinti della serie Colour Space, 80 opere da Treasures from the Wreck of Unbelievable.


Direte: quindi? Un copione? Un remake? 
NO
Un progetto sensazionale.


Non so se siate mai capitati alla Galleria Borghese, è frutto del mecenatismo e della instancabile committenza del cardinal Scipione Caffarelli Borghese (1577-1633), che gli permise di acquisire opere di Caravaggio, Tiziano e Raffaello. Già da questo vi è facile immaginare che meraviglia di posto sia: statuaria romana e rinascimentale, Bernini e Canova. Un sogno. 
Le opere di Hirst sono mescolate alla collezione permanente in un dialogo che sa di armonia tra antico e contemporaneo, e rispettano appieno l’obiettivo di molteplicità e contaminazione già anticamente ricercato dal cardinal Borghese. 

Ha commentato l’inaugurazione persino il nostro ministro della cultura, Dario Franceschini, definendo l’evento “una prova di quello che succederà nei prossimi mesi” e un simbolo di “nuovo Rinascimento per l’Italia”. 

A noi piace veramente tantissimo e di conseguenza vi consigliamo di andare a visitarla: è esposta fino al 7 novembre e i biglietti costano 15€ a tariffa intera, 4€  per i residenti UE in età compresa tra i 18 e i 25 anni, 2€ per i minorenni e gli aventi diritto. Questo è il link per l’acquisto (così ci rendiamo anche un po’ utili).


Ora smettiamo di asciugare troppo e vi lasciamo qualche foto, che spiegano meglio di qualsiasi nostra descrizione.