Veronica Barbato
Veronica Barbato

Veronica Barbato

Questa settimana vi presentiamo un’artista talentuosa ed una persona speciale, Veronica Barbato, e il suo progetto Tua Sorella. Non solo, abbiamo anche avuto l’onore di poterle fare qualche domanda per una piccola intervista, che troverete continuando a leggere.

Veronica Barbato nasce nel 1981 a Caserta (Italia), cresce a Reggio Emilia (Italia), ed ora vive in Svizzera, precisamente a Lugano. È un’artista che si forma attraverso il teatro per più di vent’anni. La danza contemporanea l’ha direzionata verso una sua ricerca che unisce performance e fotografia, sviluppando un linguaggio visivo per esprimere i movimenti e le emozioni dell’uomo e della natura, esplorando la forza magnetica del contrasto: oggetti e corpi nel continuo movimento del tempo e dello spazio. Con il teatro impara la vita. Attraverso la sua fotografia, vuole comunicare con lo spettatore e condividere le stesse illuminazioni creative. La sua performance è il risultato di un’interazione con l’improvvisazione, ma con la consapevolezza di una ricerca di forme potenti e profonde. Utilizza la performance per cercare la verità nell’istinto.

“All’inizio degli anni ’80, i movimenti si riflettevano sempre nel trio: reflusso, lotta armata e eroina. I tre elementi che hanno caratterizzato quel tragico periodo. Raccontare un argomento sempre più diffuso, disagio sociale, ribellione, droga e libertà. Questa storia è quella di mia sorella. A 23 anni si è suicidata e le sto ridando la vita che non ha vissuto. Orientandomi verso la contemporaneità, utilizzando il linguaggio e la dimensione della street art, mantenendo fede alle promesse d’amore tra sorelle e facendola girare il mondo, come non ha avuto modo fare. Una mostra e una strategia di comunicazione ispirata alla street art per renderla un’icona. Una mostra che si sviluppa con il coinvolgimento naturale di persone e artisti in tutto il mondo. Ho lanciato una campagna di comunicazione mediante affissioni. Testimoniando il ruolo fondamentale dell’arte nel definire la percezione. Una mostra fotografica in continuo movimento “on the road”. Nelle foto inserisco colori vivaci per rappresentare le allucinazioni, frasi tratte dai suoi diari segreti, i glitter descrivono la falsa illusione delle droghe, mescolando passato e presente. Questo progetto è nato da una lettera ricevuta cinque anni dopo la sua morte, è stata senza dubbio lei. Le stesse parole, lo stesso modo di esprimersi attraverso un’altra persona, che faceva da intermediario, questa lettera mi ha salvato da un continuo collasso gravitazionale. Il progetto è il risultato di un riscatto sociale, riportando Mary, protagonista di una vita poco vissuta. Nell’archivio fotografico sono presenti immagini in vari travestimenti, come una vera star. Sono stata ispirata dall’idea della fragilità e dal rapporto tra morte e vita. Il tempo si congela quando una perdita diventa infinita. Con lei la mia infanzia non ha mai perso la sua magia, con lei non ha mai perso il suo dramma. L’amore non finisce, la morte non ci separa.”

Quello che ci ha colpito del progetto artistico di Veronica Barbato è l’intensità, intesa in senso sia emozionale che visivo. Le immagini sono percorse da shock cromatici spiazzanti, di impeto nostalgico, ma soprattutto di anima nuova e tangibile. La storia della sorella dell’artista viene riscritta attraverso occhi che già le appartenevano. La sua immagine non viene rievocata, ma perpetrata e resa immortale in un impeto di ripresa della vita, che invade gli spazi e il tempo presente.

Vi lasciamo alcune immagini di Tua Sorella e le sue risposte alle nostre domande, e vi invitiamo a seguire i suoi prossimi progetti sul suo sito e su Instagram.

Com’è nata la tua passione per la fotografia?

Tutto devo al teatro. Il mio primo grande amore. Per più di vent’anni ho fatto Teatro Danza, è stata un’esperienza professionale molto importante, direi fondamentale, che mi ha insegnato uno stile di vita.
Ho curiosità verso ogni forma di arte. La fotografia è sempre stata una grande passione, una vera attrazione fin da bambina. La Danza contemporanea ha direzionato la mia ricerca artistica che unisce performance e fotografia, sviluppando un mio linguaggio visivo, esplorando la forza magnetica del contrasto e del vuoto. La fotografia è un talento sacro che mi ha permesso dopo la Danza di continuare a scrivere poesie senza utilizzare le parole.
Ciò non significa che precludo altre strade. La fotografia è il media che utilizzo e che pratico come espressione artistica e autoriale, ciò che mi permette a sperimentare senza fine e sentirmi un’artista libera, come un “laboratorio di sperimentazione”.
Negli ultimi anni lavoro rispettando la mia illuminazione creativa e seguirla. Una vera meditazione. Il più radicale cambiamento l’ho avuto nel 2020 dopo aver fatto il Master di fotografia allo Spazio Labó a Bologna con il grande maestro e ora amico Mustafa Sabbagh.

Che cos’è per te la fotografia e, in generale, l’arte? Come scegli il soggetto da fotografare?

La fotografia è uno dei mezzi che utilizzo per rimanere sul palcoscenico. 
L’arte è il mio atto spirituale, me ne circondo ogni giorno, è bellezza di cui mi nutro, l’arte è il Dio che mi ha salvato. Ne sono molto grata.
Il soggetto da fotografare è cambiato nel tempo e cambierà ancora. Sperimento moltissimo, fa parte dell’educazione teatrale. Ogni progetto è molto diverso da sé; ciò che lega tra un progetto all’altro è l’atto performativo, la maestria nella creatività è l’opposto del controllo. Che sia umano, che siano fiori, che siano foto con cellophane. Tutto danza. La performance è il risultato di un’interazione con l’improvvisazione, ma con la consapevolezza di una ricerca di forme potenti e profonde.
Utilizzo la performance per cercare la verità nell’istino.

Ci parli del rapporto tra digitale e analogico nella tua fotografia?

L’analogico è un mezzo nostalgico, affascinante, erotico, che ci tiene legato al passato. Ho fatto il mio primo corso di fotografia con una analogica, ho bei ricordi.
Il digitale è proseguire verso il futuro, fa più parte di me, in senso astratto, il complesso e l’aspetto dei fenomeni culturali e spirituali dell’età presente.